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Il mito

Aracne: figlia di un tintore di lane, nella Lidia (Asia Minore), era abilissima tessitrice e ricamatrice, e si vantava di saper venire a gara nell'arte con la stessa Pallade Atena. E questa accettò la sfida. E Atena ricamò la gara, disputata in presenza dei dodici Dei maggiori, fra lei e Posìdone, il quale per avere il patronato su l'Attica faceva balzar fuori dalle rupi, con un colpo del suo tridente, un cavallo, mentre ella con un colpo della sua asta faceva uscir fuori dal terreno il pallido ulivo carico di bacche. Ed altri mirabili disegni ella vi fece, istoriando il tessuto con figure molteplici:

Poi di ulivo pacifico gli estremi orli recinse; tale era il disegno; con la pianta a lei sacra ella lo chiuse.

E Aracne disegnò allora Europa tratta dal toro divino pel mare, e Leda abbracciata a un cigno, e i vari amori di Zèus, e poi quelli di altri Dei:

i lembi estremi del tessuto, cinti
da un lieve bordo, ormai eran di fiori
tutti da flessuose edere avvolti.

Irritata la Dea stracciò i ricami e colpì la fanciulla con la sua spola; e Aracne vinta dal dolore si strozzò la gola con un capestro. Allora Pallade la cosparse del succo di un'erba infernale:

Tosto, al contatto, caddero le chiome
e le nari e le orecchie alla fanciulla,
la testa piccolissima si fece,
piccolissimo il corpo; esili dita,
di zampe in guisa, uscirono dai fianchi,
e ventre tutto il resto, ecco, divenne.
Ma, fuor di questo, fili ella pur mette
e, ragno, ancor le antiche tele intesse.
(Ovidio, Metamorfosi, VI)
Guido Vitali, "Cantano i miti - Poesia e leggenda nell'antica mitologia", Paravia, 1968